
di Federica Curcio, Presidente A-PL Provincia di MilanoÂ
Ogni giorno, nelle città italiane, la sicurezza prende forma attraverso il lavoro di migliaia di operatori della Polizia Locale. Controllo del territorio, sicurezza stradale, tutela dell’ambiente, attività amministrativa, prevenzione e collaborazione con le altre forze di polizia rappresentano soltanto alcune delle funzioni che contribuiscono in modo concreto alla qualità della vita delle comunità . In questo sistema articolato di responsabilità pubbliche, la composizione delle istituzioni riflette le trasformazioni della società e il modo in cui lo Stato interpreta le proprie funzioni. Anche nel settore della sicurezza la presenza femminile ha conosciuto negli ultimi decenni una crescita significativa. Un’evoluzione che riguarda l’insieme delle istituzioni impegnate nella tutela dell’ordine pubblico, nella prevenzione e nel controllo del territorio. Nel caso della Polizia Locale italiana, questo cambiamento appare particolarmente evidente. Le donne costituiscono oggi una componente sempre più rilevante dei corpi di Polizia locale e delle diverse attività che caratterizzano questa funzione, in piena collaborazione con le altre forze di polizia. Nel giorno in cui si celebra la Giornata internazionale della donna, questa evoluzione offre l’occasione per osservare – attraverso dati, studi e analisi istituzionali – il contributo delle donne nelle professioni della sicurezza e le trasformazioni organizzative che hanno interessato negli ultimi decenni i corpi di Polizia Locale. L’evoluzione della presenza femminile nelle professioni della sicurezza emerge con chiarezza anche dalle statistiche europee. Secondo i dati elaborati da Eurostat nel database Police, Court and Prison Personnel Statistics, la quota di donne nelle forze di polizia dei Paesi dell’Unione Europea si colloca mediamente tra il 20% e il 25% del personale complessivo, con differenze anche significative tra i diversi sistemi istituzionali. Questi numeri raccontano un processo di integrazione professionale che si è consolidato nel corso degli ultimi decenni e che accompagna la trasformazione dei modelli di sicurezza contemporanei, sempre più orientati verso funzioni di prevenzione, relazione con la comunità e gestione integrata del territorio. Nel contesto italiano la Polizia Locale rappresenta uno degli ambiti in cui questa evoluzione appare con maggiore evidenza. Secondo il Rapporto nazionale sulla Polizia Locale pubblicato da ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), le donne rappresentano circa il 39% del personale dei corpi, una percentuale superiore alla media europea registrata nelle forze di polizia. Questo dato riflette anche le caratteristiche peculiari della funzione svolta dalla Polizia Locale: una presenza capillare sul territorio, una relazione quotidiana con i cittadini e un insieme di competenze operative che spaziano dalla sicurezza stradale alla polizia amministrativa, dalla tutela ambientale alla collaborazione con le autorità giudiziarie. Per comprendere pienamente questo fenomeno è utile collocarlo nel contesto più ampio della Pubblica Amministrazione. Secondo il Conto annuale del pubblico impiego pubblicato dalla Ragioneria Generale dello Stato, le donne rappresentano oltre il 56% del personale della Pubblica Amministrazione italiana. Le statistiche elaborate da Eurostat mostrano una situazione analoga anche nel resto dell’Unione Europea, dove la presenza femminile nelle amministrazioni pubbliche supera mediamente la metà del personale complessivo. La distribuzione delle donne nei diversi settori dell’amministrazione pubblica presenta tuttavia differenze significative. I comparti della sanità , dell’istruzione e dei servizi sociali registrano tradizionalmente una presenza femminile molto elevata, mentre le professioni legate alla sicurezza hanno conosciuto una crescita più graduale nel corso del tempo. La presenza delle donne nelle organizzazioni di polizia rappresenta da tempo uno dei temi di maggiore interesse nella sociologia delle istituzioni di sicurezza. Tra gli studi più influenti figurano quelli della criminologa Jennifer M. Brown, che ha analizzato l’evoluzione della presenza femminile nelle organizzazioni di polizia europee evidenziando il progressivo superamento dei modelli professionali tradizionalmente associati a una dimensione esclusivamente maschile della sicurezza. Anche in Italia il percorso di integrazione si sviluppa lungo un arco temporale di diversi decenni. Le prime esperienze di presenza femminile nei corpi di Polizia municipale risalgono agli anni Cinquanta e Sessanta e riguardavano inizialmente attività di vigilanza scolastica ed educazione stradale. Con il progressivo ampliamento delle competenze della Polizia Locale e con l’evoluzione delle organizzazioni pubbliche, le donne hanno assunto un ruolo sempre più rilevante nelle attività operative e nei servizi di controllo del territorio. Il tema della presenza femminile nelle istituzioni riguarda anche la partecipazione ai livelli decisionali e alle funzioni di responsabilità organizzativa. Secondo le analisi comparative dell’Organisation for Economic Co-operation and Development, nei Paesi europei le donne occupano mediamente circa un terzo delle posizioni manageriali nel settore pubblico. Anche nelle organizzazioni di sicurezza si osserva una dinamica analoga. La crescita numerica delle donne nel personale operativo si accompagna progressivamente a una presenza sempre più significativa nelle posizioni di responsabilità . All’interno dei corpi di Polizia Locale italiani questo processo si riflette nella presenza crescente di Ufficiali e Responsabili di servizio donne, segnale di una trasformazione organizzativa orientata alla valorizzazione delle competenze professionali. Il sistema della Polizia Locale lombarda rappresenta un osservatorio particolarmente interessante per analizzare l’evoluzione della presenza femminile a livello territoriale. Le analisi disponibili indicano una presenza femminile pari a circa il 26% del personale complessivo, sulla base delle rilevazioni regionali sugli organici effettuate nel 2017, che evidenziano anche una crescita nel lungo periodo rispetto al 21,7% registrato nel 1998, con variazioni tra le diverse province e una maggiore concentrazione nei contesti urbani più grandi, in particolare nell’area metropolitana di Milano. Le rilevazioni storiche mostrano inoltre una crescita progressiva nel tempo: alla fine degli anni Novanta la quota di donne nella Polizia Locale lombarda si collocava attorno al 21,7%, mentre nei primi anni Duemila raggiungeva valori prossimi al 29%. Il quadro delle istituzioni locali lombarde conferma una dinamica analoga. Secondo elaborazioni di PoliS-Lombardia, le donne ricoprono circa il 34–35% delle cariche nelle amministrazioni comunali della regione. Un ambito in cui la presenza femminile nelle forze di polizia assume particolare rilievo riguarda la gestione delle situazioni sensibili, come i casi di violenza domestica e violenza di genere. Secondo l’indagine condotta dall’European Union Agency for Fundamental Rights, circa una donna su tre nell’Unione Europea ha sperimentato nel corso della vita forme di violenza fisica o sessuale. Nel contesto italiano il quadro normativo si è progressivamente rafforzato attraverso interventi legislativi specifici, tra cui la Legge 19 luglio 2019, n. 69 e la successiva Legge 24 novembre 2023, n. 168, che hanno ampliato gli strumenti di tutela delle vittime e rafforzato il coordinamento tra autorità giudiziaria, forze di polizia e servizi territoriali. In questo contesto la Polizia Locale partecipa alla rete istituzionale che coinvolge servizi sociali, centri antiviolenza e altre strutture territoriali impegnate nella protezione delle persone vulnerabili. Accanto alla crescita della presenza femminile nel personale operativo e nei ruoli di responsabilità all’interno dei corpi di Polizia Locale, negli ultimi anni emerge con sempre maggiore evidenza anche il contributo delle donne nei contesti dedicati alla formazione professionale e alla rappresentanza della categoria. Le attività formative rivolte agli operatori della Polizia Locale – organizzate da amministrazioni pubbliche, scuole di formazione regionali, università e associazioni professionali – vedono una partecipazione crescente di docenti, relatrici e responsabili scientifiche donne. Parallelamente si osserva una presenza sempre più significativa di donne anche nei ruoli di responsabilità all’interno delle associazioni di categoria e delle organizzazioni professionali che operano nel campo della Polizia Locale. Questa partecipazione contribuisce alla definizione delle linee di sviluppo della professione, alla diffusione delle buone pratiche e alla costruzione di reti di confronto tra operatori e istituzioni. Le trasformazioni sociali e urbane degli ultimi decenni hanno progressivamente ridefinito anche il concetto di sicurezza. Gli studi sulla community policing, sviluppati tra gli altri dal criminologo David H. Bayley, evidenziano come i modelli contemporanei di sicurezza si orientino sempre più verso forme di prevenzione, cooperazione istituzionale e relazione con la comunità . In questo scenario la Polizia Locale svolge un ruolo centrale grazie alla sua presenza capillare nel territorio e alla varietà delle competenze operative. In un sistema di sicurezza sempre più orientato alla prevenzione, alla relazione con i cittadini e alla tutela delle persone più vulnerabili, la presenza delle donne nella Polizia Locale rappresenta una componente significativa dell’evoluzione delle istituzioni pubbliche. Una presenza che si esprime oggi anche nei ruoli di responsabilità , nelle attività di formazione professionale e nelle organizzazioni della categoria, contribuendo allo sviluppo di una cultura della sicurezza sempre più consapevole e qualificata. Nel contesto contemporaneo, caratterizzato da funzioni istituzionali complesse e da professionalità sempre più specializzate, l’attenzione si concentra sempre più sulla qualità delle competenze e sul valore delle esperienze professionali. I modelli organizzativi più efficaci si fondano sulla capacità di costruire gruppi di lavoro nei quali professionalità diverse operano in modo complementare. Il miglior team possibile nasce infatti dall’incontro tra competenze elevate, esperienza e senso di responsabilità , indipendentemente da appartenenze predefinite o da logiche di quota. In questa prospettiva il criterio del merito rappresenta il riferimento principale nella selezione e nella valorizzazione delle risorse umane. L’8 marzo offre così l’occasione per osservare questa evoluzione con uno sguardo consapevole: perché la qualità delle istituzioni si misura nella capacità di valorizzare talento, professionalità e responsabilità al servizio della collettività .