
di Federica Curcio, Vicecomandante PL Centro Martesana
Presidente A-PL per la provincia di Milano
Nel precedente contributo il cerimoniale è stato qualificato quale ambito di diritto pubblico applicato, nel quale i principi che regolano l’azione amministrativa trovano una forma immediatamente percepibile nella rappresentazione dell’ente nello spazio pubblico.
Muovendo da tale impostazione, il presente lavoro intende svilupparne la dimensione organizzativa, individuando nella funzione cerimoniale un’attività stabile dell’amministrazione locale, inserita nei processi attraverso i quali il Comune esercita la propria autonomia costituzionalmente riconosciuta e costruisce le relazioni istituzionali con gli altri livelli di governo. In questa prospettiva, la rappresentanza pubblica si configura come modalità di esercizio delle funzioni attribuite al Comune dall’articolo 114 della Costituzione, nel quadro del principio di leale collaborazione che regola i rapporti tra le istituzioni della Repubblica.
La partecipazione alle cerimonie e l’organizzazione delle manifestazioni istituzionali non costituiscono pertanto momenti accessori dell’attività amministrativa, ma espressione della funzione di rappresentanza del Sindaco quale organo responsabile dell’amministrazione ai sensi dell’articolo 50 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e ufficiale del Governo ai sensi dell’articolo 54 del medesimo testo normativo. Attraverso tali attività l’ente locale rende percepibile la propria collocazione nel sistema delle relazioni istituzionali disciplinato, sotto il profilo delle precedenze tra le cariche pubbliche, dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 aprile 2006 e, sotto il profilo delle modalità di svolgimento delle cerimonie ufficiali, dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 aprile 2008, ad integrazione del precedente.
Le due fonti delineano congiuntamente il quadro giuridico entro il quale si realizza la rappresentanza pubblica, assicurando uniformità delle forme sul territorio nazionale e pari dignità tra i diversi livelli di governo. La riconduzione del cerimoniale alla dimensione dell’organizzazione amministrativa consente di affrontare in modo sistematico i profili che incidono sulla qualità della presenza istituzionale dell’ente: la regia della cerimonia quale attività riconducibile a uno schema procedimentale, la formazione del personale, l’addestramento formale, la disciplina dell’uniforme, e dei simboli, e le modalità attraverso le quali si realizzano le relazioni tra le autorità. In tale contesto, la Polizia Locale, quale struttura dotata di stabilità organizzativa e continuità funzionale, assume un ruolo centrale nel garantire la permanenza nel tempo delle corrette modalità di rappresentanza istituzionale, contribuendo alla costruzione della riconoscibilità dell’ente e alla diffusione di una cultura della legalità che si esprime nella coerenza tra le norme e le forme della loro manifestazione. La qualificazione della funzione cerimoniale quale attività stabile dell’ente locale ne impone la collocazione nell’ambito dell’organizzazione dei pubblici uffici, quale segmento dell’azione amministrativa riconducibile a competenze individuate, a procedure definite e a responsabilità chiaramente imputabili. La rappresentanza istituzionale viene così sottratta alla dimensione dell’occasionalità e ricondotta a un modello organizzativo coerente con la natura dell’amministrazione pubblica. In tale prospettiva, il cerimoniale si inserisce tra le funzioni attraverso le quali il Comune rende effettiva la propria autonomia costituzionale, assicurando, nello spazio delle relazioni ufficiali, l’equilibrio tra i diversi livelli di governo. La dimensione organizzativa della cerimonia presenta evidenti analogie con lo schema procedimentale proprio dell’attività amministrativa. La fase istruttoria – nella quale si collocano la predisposizione degli inviti, la verifica delle presenze, l’accertamento delle deleghe e la definizione della sequenza degli interventi – trova il proprio sviluppo nella fase esecutiva disciplinata, sotto il profilo delle modalità di svolgimento delle cerimonie ufficiali, dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 aprile 2008, che individua le forme attraverso le quali si realizza la rappresentanza pubblica. Le due fonti, lette in combinato disposto, definiscono il quadro giuridico entro il quale si colloca l’attività cerimoniale: il D.P.C.M. 14 aprile 2006 stabilisce l’ordine delle relazioni tra le cariche pubbliche, mentre il D.P.C.M. 7 aprile 2008 ne disciplina la traduzione operativa nella sequenza cerimoniale, integrando il precedente e assicurando uniformità delle forme e riconoscibilità delle istituzioni sull’intero territorio nazionale. La riconduzione del cerimoniale a un modello organizzativo consente inoltre di individuare le strutture chiamate a garantirne la continuità. La partecipazione del Corpo di Polizia Locale ai servizi di rappresentanza, la gestione del Gonfalone, la formazione degli schieramenti e il coordinamento delle fasi operative della cerimonia costituiscono attività attraverso le quali l’organizzazione amministrativa si rende visibile e riconoscibile, contribuendo alla costruzione dell’identità istituzionale del Comune e alla qualità delle relazioni interistituzionali. Il cerimoniale rappresenta uno dei luoghi nei quali si manifesta la capacità organizzativa dell’ente, la sua affidabilità istituzionale e la coerenza tra l’ordinamento e le forme della sua rappresentazione. La riconduzione del cerimoniale a una funzione organizzata dell’ente locale implica la necessità di individuare competenze specifiche e percorsi formativi strutturati, sottraendo definitivamente tale ambito alla dimensione della prassi occasionale. La qualità della rappresentanza istituzionale è, infatti, direttamente proporzionale al grado di consapevolezza con cui il personale chiamato a svolgerla conosce le fonti normative, le procedure e il significato funzionale delle forme. La formazione non si esaurisce nella trasmissione di conoscenze di carattere protocollare, ma costituisce attività attraverso la quale l’amministrazione dà attuazione al principio di buon andamento, assicurando continuità, uniformità e riconoscibilità alle proprie modalità di presenza nello spazio pubblico. Essa si collega altresì all’articolo 98 della Costituzione, che qualifica i pubblici impiegati come soggetti al servizio esclusivo della Nazione: nella rappresentanza istituzionale tale servizio si manifesta nella capacità di rendere visibile l’ordinamento attraverso comportamenti conformi alle fonti e sottratti a ogni dimensione soggettiva. La professionalizzazione della funzione cerimoniale consente di trasformare un insieme di attività tradizionalmente considerate accessorie in un segmento qualificato dell’organizzazione amministrativa, nel quale trovano collocazione la programmazione degli eventi, la gestione delle relazioni istituzionali, la corretta applicazione del sistema delle precedenze e la regia delle sequenze cerimoniali secondo le modalità delineate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 aprile 2008. La conoscenza del quadro normativo definito dai due D.P.C.M. consente infatti di tradurre in soluzioni operative coerenti sia l’ordine delle relazioni tra le cariche pubbliche sia la struttura delle cerimonie ufficiali, evitando il ricorso a modelli empirici o a consuetudini locali non sempre conformi al sistema ordinamentale. L’applicazione uniforme delle medesime modalità organizzative e delle stesse regole di rappresentanza, grazie a percorsi formativi di alto livello, assicura infatti che la funzione pubblica si manifesti secondo criteri oggettivi e riconoscibili, indipendentemente dal contesto territoriale, rafforzando la percezione dell’unità dell’ordinamento repubblicano. La formazione del personale appartenente al Corpo di Polizia Locale si configura come investimento organizzativo attraverso il quale il Comune consolida la propria capacità di rappresentarsi in modo coerente con l’ordinamento e di costruire relazioni istituzionali fondate su modelli uniformi e riconoscibili. In questo senso la professionalizzazione della funzione cerimoniale contribuisce direttamente alla costruzione dell’identità istituzionale dell’ente, rendendo la rappresentanza pubblica non solo un momento di visibilità, ma uno spazio nel quale si manifesta la qualità dell’organizzazione amministrativa e la sua capacità di operare secondo principi di legalità, continuità e servizio alla comunità. La formazione del personale trova il proprio completamento nell’addestramento formale, inteso non come mera esercitazione tecnica, ma come attività attraverso la quale il comportamento individuale viene ricondotto a modelli funzionali uniformi e riconoscibili.
La funzione pubblica si manifesta in forma visibile, traducendo in postura, movimento e simultaneità esecutiva la dimensione oggettiva dell’azione amministrativa. L’addestramento consente infatti di trasformare l’insieme delle prescrizioni normative e organizzative in comportamento coordinato, sottraendo la rappresentanza istituzionale alla dimensione soggettiva e rendendola espressione dell’ente.
La neutralità della forma si realizza attraverso l’uniformità dei movimenti, la precisione degli allineamenti, la sincronia delle sequenze e la stabilità delle posture, che rendono immediatamente percepibile la presenza dell’istituzione. Assume particolare significato, a tale proposito, il richiamo all’articolo 54 della Costituzione, che impone a coloro ai quali sono affidate funzioni pubbliche il dovere di adempierle con disciplina e onore.
Nella rappresentanza istituzionale tale precetto si traduce nella capacità di rendere visibile, attraverso il comportamento in uniforme, la dimensione impersonale della funzione e la sua riconducibilità esclusiva all’ordinamento. La posizione sull’attenti, la resa degli onori, la formazione dello schieramento e la regolazione degli spostamenti nello spazio cerimoniale costituiscono modalità attraverso le quali si realizza l’ordine della rappresentanza pubblica, in coerenza con la struttura delle cerimonie delineata dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 aprile 2008. La simultaneità dei movimenti del personale inquadrato e la riconducibilità a un medesimo modello esecutivo del personale isolato garantiscono l’unità della rappresentazione e rendono percepibile la continuità dell’azione amministrativa.
L’istituzione si manifesta così come soggetto unitario, indipendentemente dalle persone fisiche che ne esercitano temporaneamente le funzioni. Particolare rilievo assume, in tale contesto, la funzione ordinatrice dello schieramento.
Attraverso la corretta formazione delle file, la determinazione delle distanze e la precisione delle conversioni e degli arresti si costruisce lo spazio istituzionale nel quale si svolge la cerimonia, rendendo visibile la capacità organizzativa dell’ente e la qualità della sua presenza pubblica. Le fasi di ingresso e di uscita del Gonfalone e delle autorità rappresentano il momento nel quale l’addestramento formale esprime in modo più evidente la propria funzione: il personale in uniforme, già schierato, assume la posizione prescritta, rende gli onori e accompagna visivamente la sequenza cerimoniale, garantendo continuità e ordine allo svolgimento dell’evento. Polizia Locale come memoria istituzionale nel tempo: la sua presenza costante nelle attività cerimoniali consente di assicurare la permanenza delle prassi conformi all’ordinamento e di trasformare l’addestramento in patrimonio organizzativo dell’ente. L’addestramento formale diviene così uno strumento centrale per la diffusione di una cultura della legalità fondata sulla coerenza tra norme, organizzazione e comportamento. L’uniforme rappresenta la forma attraverso la quale la funzione pubblica si rende immediatamente riconoscibile nello spazio delle relazioni istituzionali, manifestando l’appartenenza dell’operatore all’organizzazione amministrativa e la sua temporanea investitura nell’esercizio di un ruolo.
Essa esprime la collocazione del soggetto nell’assetto ordinamentale dell’ente e la sua partecipazione all’attività di rappresentanza, prescindendo da una dimensione meramente individuale. La disciplina dei segni distintivi si inserisce quale applicazione del principio di oggettività della funzione pubblica.
Gradi, qualifiche, decorazioni e distintivi trovano il proprio fondamento in atti formali dell’ordinamento e rendono visibile, in forma sintetica, la posizione giuridica rivestita dal soggetto all’interno dell’organizzazione.
La loro corretta utilizzazione assicura uniformità di linguaggio istituzionale e garantisce l’eguaglianza delle forme, in coerenza con l’articolo 3 della Costituzione. L’esposizione delle decorazioni e dei relativi nastrini risponde pertanto al principio di veridicità della rappresentazione pubblica, in forza del quale ogni elemento visibile deve corrispondere a un titolo effettivamente conferito secondo le procedure previste dall’ordinamento. L’utilizzazione di segni privi di un presupposto formale non incide soltanto sul piano dell’ordine esteriore, ma altera la corrispondenza tra funzione esercitata e modalità della sua manifestazione, introducendo una dimensione soggettiva incompatibile con la natura impersonale dell’azione amministrativa.
Giova precisare, per completezza, che una simile rappresentazione non veritiera della posizione rivestita, ove idonea a produrre effetti nell’ambito delle relazioni istituzionali o nei confronti dei terzi, può assumere rilievo non solo sul piano disciplinare, ma anche sotto il profilo della responsabilità amministrativa e, nei casi previsti dall’ordinamento, della rilevanza giuridica generale dell’indebita attribuzione di qualità non possedute.
La distinzione tra l’uso dei nastrini e quello delle decorazioni complete si collega al diverso grado di solennità della cerimonia e trova la propria coerenza nella funzione rappresentativa dell’evento.
Nelle occasioni di particolare rilievo istituzionale la forma estesa della decorazione consente di rendere pienamente visibile il riconoscimento attribuito dall’ordinamento e si inserisce nella logica della massima espressione della rappresentanza. All’interno di questo sistema simbolico si colloca la sciarpa azzurra, che identifica la funzione di comando esercitata dall’ufficiale nei servizi di rappresentanza e nelle cerimonie ufficiali. Essa non costituisce elemento ornamentale, ma segno della responsabilità di direzione e coordinamento, e richiede, per la sua utilizzazione, la piena coerenza tra grado rivestito, funzione esercitata e modalità della rappresentanza. Analogo valore assume la sciabola, la cui presenza nelle uniformi civili deriva dalla tradizione degli apparati pubblici e continua a svolgere la funzione di rendere visivamente riconoscibile il ruolo direttivo nell’ambito del servizio.
La sua adozione implica la conoscenza delle modalità di impiego e la capacità di inserirla correttamente nella sequenza cerimoniale, in coerenza con i movimenti del personale inquadrato e con le fasi della cerimonia disciplinate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 aprile 2008. Attraverso la correttezza dell’uniforme e dei segni distintivi l’amministrazione rende percepibile la propria struttura, garantisce la riconoscibilità delle funzioni e costruisce un linguaggio istituzionale fondato su criteri oggettivi e uniformi. Non di rado, nei contesti operativi, l’attenzione scrupolosa alle regole del cerimoniale e alla corretta applicazione delle fonti viene percepita come eccessiva rigidità o come indebita “militarizzazione” della rappresentanza istituzionale.
Tale critica, tuttavia, non coglie il punto essenziale della questione. L’ordinamento non impone all’ente locale di organizzare ogni celebrazione secondo modelli particolarmente strutturati, né obbliga alla predisposizione di schieramenti o a un impiego esteso di formalità. È pienamente legittimo optare per forme sobrie, semplici, prive di assetti formali complessi.
Nel momento in cui, però, si sceglie di ricorrere a cerimonie strutturate – con personale in uniforme, schieramenti, comandi, Gonfalone scortato e sequenze codificate – l’amministrazione assume la responsabilità di conformarsi alle regole che disciplinano tali forme. In questo senso il richiamo a modelli propri della tradizione militare non rappresenta una forzatura culturale, ma costituisce un riferimento implicito e fisiologico: l’uniforme, i gradi, la sciarpa di comando, la sciabola, la formazione dello schieramento e la resa degli onori sono elementi che traggono la propria grammatica ordinatrice da quell’ambito e che, una volta adottati, richiedono di essere utilizzati secondo i principi di coerenza e correttezza che li governano.
Non si tratta dunque di “militarizzare” il cerimoniale civile, ma di utilizzare consapevolmente strumenti simbolici che l’ordinamento ha storicamente mutuato da quel modello per rendere visibile la funzione pubblica. La dignità della rappresentanza istituzionale non tollera soluzioni improvvisate o applicazioni selettive e soggettive delle regole. La scelta della solennità comporta l’obbligo della coerenza. In questa linea si colloca anche la deliberazione della Giunta regionale della Lombardia (Deliberazione Giunta regionale 24 marzo 2005, n. VII/21216 Presa d’atto della comunicazione dell’assessore Buscemi avente ad oggetto: “Obbligo e modalità d’uso delle uniformi, dei distintivi e delle decorazioni per il personale della polizia locale della Regione Lombardia – circolare applicativa”) in materia di cerimoniale degli enti locali, che richiama espressamente i Comuni alla necessità di assicurare uniformità, correttezza e rispetto delle modalità formali nelle cerimonie pubbliche, valorizzando il ruolo della Polizia Locale nella cura dell’organizzazione e nella tutela del decoro istituzionale. La sobrietà è sempre legittima; l’improvvisazione, mai. La forma diviene così strumento di comunicazione pubblica e contribuisce alla costruzione dell’affidabilità dell’ente nelle relazioni ufficiali. La regia della cerimonia rappresenta il momento nel quale l’organizzazione amministrativa si traduce in sequenza operativa e rende visibile la struttura delle relazioni istituzionali.
In essa convergono programmazione, coordinamento delle attività e applicazione uniforme delle fonti normative, secondo un modello funzionale che presenta evidenti analogie con lo schema del procedimento amministrativo. La fase preparatoria – nella quale si collocano la predisposizione degli inviti, la verifica delle adesioni, l’accertamento delle eventuali deleghe e la definizione della disposizione delle autorità – trova il proprio fondamento nell’esigenza di assicurare criteri oggettivi e uniformi nella rappresentanza pubblica.
Sotto questo profilo il sistema delle precedenze disciplinato dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 aprile 2006 costituisce espressione della competenza statale in materia di ordinamento civile ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione e garantisce l’unità delle forme di rappresentanza sull’intero territorio nazionale. La traduzione operativa di tale sistema si realizza nelle modalità di svolgimento della cerimonia delineate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 aprile 2008, che individua la sequenza degli ingressi, la posizione delle autorità, la resa degli onori e i momenti di esecuzione degli inni, assicurando la coerenza tra l’ordine delle relazioni istituzionali e la sua manifestazione nello spazio pubblico. Il saluto istituzionale si inserisce in questa sequenza quale atto funzionale attraverso il quale viene riconosciuta la carica rivestita dal soggetto cui è rivolto: non appartiene alla dimensione della cortesia personale, ma costituisce modalità di espressione del rapporto tra le istituzioni e si realizza secondo forme uniformi che rendono percepibile l’ordine delle precedenze. La sua esecuzione da parte del personale in uniforme – sia inquadrato sia isolato – garantisce l’unità della rappresentazione e accompagna visivamente le fasi della cerimonia, dalla formazione dello schieramento all’ingresso delle autorità, fino ai momenti di maggiore solennità.
Attraverso la simultaneità dei movimenti e la precisione delle posture l’ente rende percepibile la propria capacità organizzativa e la continuità delle proprie forme. L’accoglienza delle autorità costituisce il primo momento nel quale la regia dell’evento si manifesta.
L’individuazione dei percorsi, l’accompagnamento ai posti assegnati e il rispetto della sequenza degli ingressi non rispondono a esigenze meramente logistiche, ma rendono visibile la corretta applicazione del sistema delle relazioni istituzionali. La disposizione dei posti nello spazio cerimoniale rappresenta la traduzione immediata dell’ordine delle precedenze e consente di percepire la collocazione di ciascun soggetto nel quadro delle istituzioni della Repubblica.
La sua oggettività garantisce la neutralità della rappresentanza e assicura la pari dignità delle funzioni. Attraverso la qualità della regia l’amministrazione comunica affidabilità, ordine e coerenza, rafforzando la percezione della propria autorevolezza e rendendo la rappresentanza pubblica uno degli strumenti più efficaci di relazione tra istituzioni e comunità. La funzione cerimoniale, in quanto modalità attraverso la quale l’amministrazione si rende visibile nello spazio pubblico, costituisce una forma di comunicazione istituzionale in senso sostanziale.
Attraverso tutti i passaggi sopra enunciati, l’ente locale rende percepibile la propria collocazione nell’assetto della Repubblica e costruisce un linguaggio fondato su criteri oggettivi e condivisi. La qualità di tale linguaggio incide direttamente sulla credibilità dell’istituzione.
La rappresentanza pubblica non comunica soltanto l’evento che si svolge, ma il modello di amministrazione che lo organizza: la coerenza delle forme, la correttezza delle relazioni tra le autorità e la riconoscibilità dei ruoli rendono visibile la struttura dell’ordinamento e la sua capacità di operare secondo regole uniformi. In questa prospettiva il superamento delle prassi non conformi assume un significato che trascende il piano meramente formale.
La disposizione discrezionale delle autorità, l’utilizzo di soluzioni organizzative non coerenti con il sistema delle precedenze o la gestione occasionale delle cerimonie determinano una frattura tra ordinamento e rappresentazione, producendo un linguaggio istituzionale non uniforme e indebolendo la percezione dell’unità delle istituzioni. Analoga incidenza assume l’uso non corretto dell’uniforme e dei segni distintivi.
L’esposizione di nastrini non corrispondenti a decorazioni formalmente conferite o l’apposizione di fregi privi di un titolo attributivo alterano la corrispondenza tra la funzione esercitata e la sua manifestazione esteriore, introducendo una dimensione individuale incompatibile con la natura impersonale dell’azione amministrativa. La forma, in tal modo, cessa di essere linguaggio dell’ordinamento e diviene espressione del singolo. Il principio di veridicità della rappresentazione pubblica trova il proprio fondamento nel dovere, sancito dall’articolo 54 della Costituzione, come anticipato poc’anzi, di esercitare le funzioni pubbliche con disciplina e onore.
Nella dimensione cerimoniale tale precetto si traduce nella responsabilità di assicurare che ogni elemento visibile della funzione – dalla disposizione delle autorità ai segni distintivi dell’uniforme – corrisponda a una posizione giuridica effettivamente riconosciuta dall’ordinamento. La diffusione di una cultura del cerimoniale fondata sulla conoscenza delle fonti, sulla formazione del personale e sulla stabilità delle procedure consente di superare definitivamente modelli empirici e consuetudini locali non sempre coerenti con il sistema normativo, restituendo alla rappresentanza pubblica la sua funzione propria di spazio nel quale si manifesta l’unità della Repubblica. Il cerimoniale diviene, così, uno degli strumenti più efficaci attraverso i quali la legalità si rende visibile, non come enunciazione astratta, ma come corrispondenza concreta tra le norme e le modalità della loro manifestazione nello spazio pubblico. La ricostruzione della funzione cerimoniale quale attività organizzata dell’ente locale consente di coglierne il significato più autentico, quale spazio nel quale l’ordinamento si rende visibile nella vita della comunità e le relazioni tra le istituzioni assumono una forma riconoscibile e condivisa.
Attraverso la programmazione degli eventi, la formazione del personale, l’addestramento formale, la disciplina dell’uniforme e la regia delle sequenze cerimoniali, l’amministrazione locale costruisce un linguaggio pubblico fondato su criteri oggettivi, uniformi e verificabili. In tale linguaggio la funzione si manifesta nella sua dimensione impersonale e rende percepibile l’appartenenza dell’ente al sistema della Repubblica, in attuazione del principio di autonomia sancito dalla Costituzione e nel quadro unitario delle relazioni istituzionali garantito dalla normativa statale. Nel momento in cui il personale in uniforme assume la posizione prescritta, accompagna il Gonfalone, rende gli onori o coordina lo spazio della cerimonia, la funzione amministrativa si traduce in gesto e rende percepibile quella dimensione di ordine che la cultura classica ha espresso nel concetto di τάξις /tàxis/, tratto dal greco antico, inteso come principio che rende intelligibile la realtà attraverso la disposizione armonica delle sue parti.
Allo stesso modo la tradizione giuridica latina ha sintetizzato nella nozione di dignitas la qualità propria del ruolo pubblico, che non appartiene alla persona ma alla funzione e che si manifesta attraverso comportamenti conformi all’ordinamento. In questa prospettiva, la cura delle forme costituisce esercizio di responsabilità istituzionale.
La corrispondenza tra la posizione giuridica e i segni che la rappresentano, la correttezza delle relazioni tra le autorità, l’uniformità delle modalità organizzative rendono visibile il dovere, sancito nella nostra Carta costituzionale, di esercitare appunto le funzioni pubbliche con disciplina e onore. La funzione cerimoniale si configura, pertanto, come uno dei luoghi nei quali la legalità assume una dimensione concreta e immediatamente percepibile. Come coerenza tra l’ordinamento e le forme della sua manifestazione. Come esperienza condivisa nella quale la comunità riconosce la presenza delle istituzioni. È in questa capacità di trasformare la norma in forma e la forma in relazione che risiede il valore più profondo dello studio e della pratica del cerimoniale.
Attraverso la qualità della rappresentanza pubblica l’ente costruisce la propria affidabilità, rafforza il rapporto di fiducia con i cittadini e contribuisce alla diffusione di una cultura della funzione pubblica fondata sul servizio, sulla continuità e sulla riconoscibilità delle istituzioni. Il cerimoniale diviene così il luogo nel quale la Repubblica si rende visibile senza bisogno di essere proclamata, e nel quale la legalità si manifesta come esperienza quotidiana dello spazio pubblico.