Le dichiarazioni del Ministro Antonio Tajani sulla Polizia Locale impongono una risposta chiara.
Non possiamo accettare la rappresentazione di una Polizia Locale che starebbe troppo negli uffici e che dovrebbe semplicemente essere maggiormente impiegata per strada e caricata di ulteriori compiti di sicurezza.
La Polizia Locale è già nelle strade. Ogni giorno.
È nei servizi di sicurezza urbana, nel pronto intervento, nella polizia stradale, nei rilievi degli incidenti, nelle attività di polizia giudiziaria, nei controlli commerciali, edilizi e ambientali, nella gestione delle emergenze e in tutte quelle attività che i cittadini vedono quotidianamente nei loro territori.
E quando gli operatori sono negli uffici non significa che non stiano facendo Polizia: dietro ogni intervento su strada ci sono atti, accertamenti, indagini, verbali, sequestri, comunicazioni all’Autorità giudiziaria e decine di altri adempimenti indispensabili, imposti dallo Stato.
Contrapporre la strada all’ufficio significa ignorare come funziona il lavoro di qualsiasi organo di Polizia, che sia Locale o dello Stato.
Ma c’è un secondo punto ancora più importante.
Se lo Stato ritiene che la Polizia Locale debba assumere un ruolo ancora maggiore nel sistema della sicurezza, allora non è accettabile cominciare dai nuovi compiti e dai nuovi poteri.
Si cominci dalle tutele.
Non si possono chiedere agli operatori maggiori responsabilità, maggiore esposizione al rischio e un coinvolgimento sempre più diretto nelle attività di sicurezza senza garantire, prima e contestualmente, tutele adeguate, formazione, strumenti, organici e risorse coerenti con quel ruolo.
La sicurezza dei cittadini non può essere costruita aumentando progressivamente gli obblighi di una categoria e rinviando continuamente il riconoscimento delle condizioni necessarie per svolgerli.
La Polizia Locale non ha bisogno che qualcuno le spieghi che deve stare sul territorio: sul territorio c’è già, ogni giorno, spesso ben oltre ciò che l’attuale sistema le riconosce.
Al Ministro Tajani diciamo quindi con chiarezza:
prima di chiedere di più alla Polizia Locale, lo Stato riconosca pienamente ciò che la Polizia Locale già fa e tuteli adeguatamente le donne e gli uomini ai quali intende affidare nuove responsabilità.
Giova ricordare che il tema delle tutele della Polizia Locale non nasce oggi e soprattutto che è noto a livello europeo. Quando il Ministro Tajani presiedeva il Parlamento europeo, la Commissione per le Petizioni aveva già formalmente rappresentato al Governo italiano, con lettera del 1° febbraio 2018, una situazione definita “gravemente discriminatoria”: alla Polizia Locale venivano affidate funzioni di pubblica sicurezza, polizia giudiziaria e stradale senza riconoscerle tutele, strumenti e condizioni corrispondenti.
Nel gennaio 2019, di fronte al permanere di quella situazione, la Presidente della medesima Commissione annunciò pubblicamente che avrebbe sottoposto la questione anche direttamente a Tajani stesso.
Ça va sans dire, stiamo ancora aspettando.
Più sicurezza significa più responsabilità. Più responsabilità devono significare più tutele.
Non dopo. Prima.
Associazione Polizia Locale d’Italia
